CIRCOLO TENNIS ORBETELLO ASD
by Little Spider

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il “4” Ma bella più di tutte l’isola non trovata quella che il re di Spagna seppe da suo cugino il re di Portogallo                         (F. Guccini)   E’ nascosto dietro un cancello verde. Di ferro, a due battenti. Una volta che lo avete varcato, ecco a destra le antiche mura spagnole della città, quasi tangenti la riga laterale del singolare.  Quella del doppio non esiste. Non avrebbe spazio. Davanti agli occhi, oltre la riga di fondo, la laguna. Che qui sembra mare aperto. Ma tornate indietro alle mura e costeggiatele fin oltre l’out dove finiscono. E finalmente liberate lo sguardo a destra. Ecco due delle fortezze di Porto Ercole. Siamo tornati indietro di tre secoli.  Ma cosa sono quelle piccole barche a vela e quelle leggere canoe che ci arrivano incontro da sinistra? Lo sguardo ruota e inquadra il circolo dei Canottieri. La sua propaggine è una sorta di piccola isola dove qualche ragazzo prende il sole e qualcun altro arma le imbarcazioni. Sembra la Florida anni Sessanta, in un mercoledì da leoni. Invece è solo un’altra sorpresa della macchina del tempo che gira intorno al campo  da tennis più bello del mondo. L’ultimo campo sulla laguna, dentro la laguna, del circolo di Orbetello. Il campo che non esiste. Che non è segnato nel libro delle prenotazioni di Franco e nemmeno al catasto  risulta. Giustamente. Perché quel lembo di cemento dipinto di rosso, con microscopici out verdi e un fondo nemmeno troppo curato, nelle sere d’inverno sparisce. Quando la nebbia cala sull’acqua, oltre il cancello verde c’è solo fumo. E il rumore secco di una racchetta che colpisce la pallina. Forse. ALBERTO GUARNIERI

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